12 aprile 2021

La mia prima vita. Capitolo II

 Essere diversi.

Che cosa vuol dire essere diversi?

Quasi tutti ci sentiamo così.


In questa foto avevo 14 anni.
Così erano mia madre mio padre e mia sorella. Lei ha tre anni meno di me.
(Non so più quasi che fine ha fatto.)
Guardate la mia faccia. Sono sempre stata un po' triste.
O meglio direi incazzata. Non ero mai felice. 
Tutto intorno a me pesava come un macigno. 
Un macigno da cui non avrei mai voluto liberarmi, ma tant'è.
Non avrei voluto esser vestita così. Volevo essere il figlio che mio padre non aveva avuto? Non lo so. Anche mia sorella lo dice. Quindi non mi va di ripetermi. 
Ma ero un maschiaccio.
Fossi stata la figlia della Jolie e di Pitt mi avrebbero accompagnato al percorso per la transizione di genere in men che non si dica.
A me la storia che la gioventù e la fanciullezza, sono le epoche dalla vita in cui si sta meglio, ha sempre fatto irritare. Io non sono mai stata felice del tutto.
Ma anche mai veramente abbattuta. 

Voi dite di riconoscervi in me. Ok
Avevate un paio di genitori che si odiavano? Avevate una sorella che vi detestava? 
Avevate il complesso di essere troppo alte, troppo grosse, troppo povere troppo ricche troppo diverse. Troppo tutto, troppo niente? Eravate sordi?
No. Non credo sappiate cosa vuol dire non sentire bene. E non essere sordi del tutto.
Mio padre e mia madre portavano in dotazione una buona dose di bellezza, ma anche dato il fatto che erano cugini di primo grado, con sé un mare di possibili tare ereditarie. 
Tra cui la sordità. A mia sorella era andata perfino peggio.



Si erano innamorati perché erano belli entrambi. I geni avevano razzolato come matti dentro di loro. Vivevano insieme a Roma ai tempi in cui arrivarono gli americani. Studiavano in Vaticano. Mio padre mi diceva 
"a me quel tipo vestito di bianco mi stava già sui co... allora!"  
Avevano 12 e 13 anni. 
Quando tornarono in Toscana tornarono a vivere nei rispettivi paesi, 
limitrofi ma per allora difficili da raggiungere.
Mio padre racconta che suo padre voleva studiasse violino. 
E lui che lavorava di nascosto si era comprato una bici per correre. 
Voleva correre in bici, mio padre, perché lo zio che era il fratello di sua madre che era il padre di mia madre, era stato un campione di ciclismo ai tempi di Girardengo. 
Mio padre voleva correre come lui.
Adorava lo zio. 
Ma come si dice volgarmente, non c'è cosa più divina che... 
Mio nonno paterno era figlio di una famiglia molto benestante. Ed era anche abbastanza snob nei gusti.
a qual cosa ha saltato una generazione, modestamente.
Sognava altro per lui.
Prese quella bicicletta e la scaraventò giù dalla torretta del palazzo 
e disse testuali parole. "O corri ora se ti riesce!"
Babbo prese le sue cosette e si trasferì dallo zio. 
Dove e non aveva più tredici anni ma appena diciotto.
E fu così che si ritrovo' a convivere con mia madre.
E fu così che successe il patatrac. 
Nessuno della famiglia voleva che si sposassero ovviamente.
Ma gli ormoni fecero la loro parte. 
Erano anche così diversi i miei genitori, quello che piaceva a lei non piaceva a lui e viceversa. Erano paradossalmente diametralmente opposti.
 
Eppure dopo 60 anni di matrimonio, quando quella notte lui è morto, proprio quella notte,il 14 Febbraio 2015 
io sapevo benissimo che si erano amati sempre moltissimo, 
e sapevo che lui si era lasciato morire, solo perché lei non lo riconosceva più.


Che cosa avesse fatto si che si sposassero lo abbiamo capito.
 Ora, che cosa li abbia tenuti insieme per così tanto tempo è cosa assolutamente incomprensibile.

Entrambi dicevano, sicuri. Lo abbiamo fatto per voi.
Ma a noi e qui credo di poter parlare anche per mia sorella, 
sarebbe piaciuto sicuramente di più che non lo avessero fatto. 
E non sto qui a specificare il perché. 
Forse lo spiegherò se mi seguirete nella storia.

Da vecchi si sa, le sicurezze svaniscono come neve sul parabrezza in un giorno di pioggia, ed io non so più, adesso, a distanza di anni che sono morti, 
che cosa fosse accaduto nella loro mente. e nel loro cuore.
Certamente per ribellione, si erano voluti sposare lo stesso. 
Sposare tra cugini. Come si faceva una volta nelle famiglie nobili. 
Per fare approvare la loro unione in chiesa avevano dovuto chiedere ed ottenere la dispensa papale.

Quando ero piccola mi pareva una roba vergognosa. Non la capivo sta roba.
Perché litigavano sempre se si amavano?
Non lo so. Ora da vecchia so, che era anche per colpa di mio padre. 
Pensavo fosse solo colpa di mia madre. 
Come ogni figlia amavo ciecamente mio padre 
ed il fatto di doverlo dividere con mia sorella e con mia madre, 
mi faceva mostruosamente incazzare.

Io sono una così o sono la prima o non combatto. 
Seconda non ho mai voluto essere. 
Nemmeno nelle amicizie. In effetti non ne ho mai avute. 
Io non combatto, mai. O emergo perché valgo, oppure sgomitare non fa per me.
Non mi esce un sorriso di comodo nemmeno se passa il papa.

La mia gioventù è stata lettura, e amore.
Mi innamoravo anche di un palo della luce, e scrivevo poesie.
Non parlavo mai . Ero muta, pressochè.
Mia madre voleva che andassi al Rischiatutto. Ero un pozzo di sapere.
In classe le suore mi mettevano nel banco accanto alla cattedra.
Capite il mobbing.
Entrava qualcuno in classe ed io non mi alzavo. Io ero china sui libri e non sentivo.
La suora veniva vicina e mi prendeva per un orecchio urlando Saaalvestriiiniiii
Tutte ridevano.
E poi ero alta, e avevo la sorella "pazza." Quella che se mi vedeva in corridoio.... 
Urlava, voglio la mi sorellaaa... Io mi nascondevo a rischio di farmi la pipi addosso.
Così mi misero di lato alla cattedra.
Le mie compagne mi dicono adesso che le facevo ridere.
Ero ironica e dissacratrice, dicono che ero una leader. 
A me non sembrava proprio. 
Io leggevo.
E non riportavo i libri nella biblioteca. Mi dovevano minacciare.

Per fortuna mio padre leggeva più di me e nel palazzo dove abitavamo che era del settecento era stato ricavato uno sgabuzzino, Noi abitavamo al piano nobile e sopra si erano chiuse le soffitte per affittarle ad altre famiglie. 
Insomma dietro questa porticina che chiudeva i piani di scale per impedire che si andasse al piano di sopra, Babbo aveva usato i gradini come biblioteca. 
Prima che andassimo a vivere nella casa moderna. 
Io mi chiudevo li. Fino ai dodici anni.
Non vi dico i titoli delle letture di mio padre.
NONSOLOCLASSICI.
Mi prudeva tutto.

Decadente e Leopardiana fino al midollo,
 chiusa nella mia cameretta davanti alle colline immerse nei cipressi
 e col treno che fischiava in mezzo. 
Leggevo Dante e altre amenità. 
E ascoltavo Venditti De Gregori e Baglioni. Le orme La PFM.
Non me ne fregava nulla delle barricate in piazza. Quella era Roma.
 Nella mia cittadina c'era tanta di quella ricchezza che se ne fottevano tutti. 
Vivevo in mezzo ai miliardari, e mi sentivo povera per questo. 
Eppure non stavamo male davvero.
I miei lavoravano entrambi.

Mia madre prese la patente. 
E mio nonno il Campione le disse tuonando.
"Teee vai dove tu voi, ma le bambine e un tu cce le porti."
Avoglia se lei ci portava. 
Si andava al mare da sole noi tre, come che facevo la navigatrice, perché lei non riconosceva le strade. 
Babbo aveva da fare con le corse. Si era rimesso a correre. 
Lui non amava il mare.
Ma la mamma ci portava lo stesso. 
Mi sono sempre chiesta che cosa preferivo per mio figlio, che fosse il primo degli ultimi o l'ultimo dei primi. 
Non so ancora la risposta. 



Era il 1974 0 5 non ricordo
Mi innamoravo di chiunque mi facesse una carezza.
e e se ne accorse anche il prof di...

Insomma lui.
Se ne accorse eccome.
Non voglio parlarne troppo, non merita riconoscimenti.
Era uno stronzo e se dico troppo lo riconoscono. 
Era famoso. Era bellissimo. Era... uno stronzo appunto.
mio padre il mio Eroe, gli spaccò la faccia.
Però se ne accorse dopo. O forse fece appena in tempo.
Fu lui il mio primo uomo. 
Uomo, oddio, se così si può definire 
uno che anche solo guarda una che ha la metà dei suoi anni.
A quella età e a quell' epoca.
BEH
La mia storia è piena di stronzi del genere.
Non ho una bella considerazione del genere maschile.
E forse del genere umano in genere.

Ecco lo sapevo mi sono dilungata.
Mi chiedo ma a chi può fregare della mia storia.
Non so, ditemelo voi, se devo continuare.
Non si possono riassumere in poche parole gli anni che ho vissuto.
Più di 60. Da non crederci.

A presto
Marzia Sofia





23 marzo 2021

Vivere d' arte.


Vivere d' arte é vivere d' amore.

Da anni lo sperimento.
Non è facile.
Spesso si è considerati quasi dei matti
o dei suicidi.
Ricordo che quando ai miei 
dissi che volevo fare l' arredatrice
e avevo 14 anni...


Mio padre per un attimo apparve 
con la sua bellissima faccia
 chiosò un sorriso sornione
 da attraverso la Gazzetta dello sport 
e disse a mia madre che era in cucina

"Oh lo senti i che lla vol fare la tu figliola?"
E mi madre di rimando.
"Si lla vol mori di fame."


Prima di morite lui mi disse orgoglioso...
Sei una delle rarissime persone che è riuscita nella vita 
a vivere veramente di quello che voleva fare....
Ti ammiro tantissimo.
Questa è la mia laurea.
Il mio diploma.
Negli ultimi anni ormai malato
era venuto a vivere con noi.


e mi osservava inseguire i miei sogni.
Erano sempre un pò bislacchi per lui, 
ma alla fine ne era fiero.
Lui avrebbe voluto correre in bici.
Era un campione.
Ma poi si era innamorato di mia madre 
ed eravamo nate noi...


Io ho sacrificato tutte le comodità
tutte le sicurezze 
tutte le cose che adesso forse potrei avere 
e che non ho.mai potuto essere o avere.
Ma non ho mai potuto nè saputo essere diversa.
Ho vissuto sempre a modo mio.

Con una sola certezza Mio figlio
che ha pagato forse più di tutti
 l' amore incommensurabile 
che proviamo l' uno per l' altra..


Forse alla fine si è anche abituato.
Ed è parimenti vero 
che avrebbe potuto volendo,
 seguire un altra strada...
ma ha seguito me.
Anche se a modo suo.


Anche in questa avventura del dipingere,
lui mi ha incoraggiato tanto,
già era difficile vivere di arredamento, e insieme 
da un certo punto in poi ci siamo riusciti
Difficoltà di vendita più dura non vi è.
Vendere arte.
Eppure...
Io ho iniziato quasi cinque anni fa, 
ma non sono riuscita prima di adesso
 a crederci fermamente.
In fondo quelli che ci vivono 
sono dei rarissimi fenomeni.
Si contano forse sulle dita di una mano

Io non sono ancora riuscita a vivere di questo.
Venduti molti ma
non da viverci.
Vivo di arredamento.

Ma sto diventando Grande 
troppo grande per l' insicurezza.

Ora so anche grazie a mio figlio di valere un emozione
ed il fatto che le persone inizino a riconoscerlo 
mi fa un immenso piacere.

Grazie babbino mio di essere diventato mio figlio.
E grazie figlio mio di essere sempre un pò mio padre.

Un artista resta sempre bambino.

I miei dipinti sono in vendita.
Lo dico a chi pensa che io dipinga solo per hobby.

www.pitturiamo.it/lareginadelgustaviano

La vostra Marzia Sofia

 

17 marzo 2021

Chiuso (temporaneamente, si spera ) per Covid

 


Carissimi amici rimasti

mi rendo conto che dall'inizio di questo Blog nel lontano 2009
 i miei e forse anche i vostri gusti siano molto cambiati


spesso infatti mi accorgo del fatto che posto 
sempre più foto del nostro ristorante.
di quanto faccia con altri lavori.
Ed il ristorante non è esattamente lo stile che forse vi aspettate da me.


cerco sostanzialmente di unire le due cose.
L' arredamento e la gastronomia.
cosa non si fa per sopravvivere e per aiutare i figli.
Da restauratrice a ristoratrice, non ristorata.
Anche se come si vede ormai un post qui è rarissimo.
L' impressione è che resti poco da dire e meno da fare.


Purtroppo i tempi ed i mezzi di comunicazione 
sono decisamente cambiati.
Ormai tutto è cambiato 
e non come intendeva il Gattopardo.
Tutto è diventato altro davvero.


Scrivo adesso perché ho più tempo libero.
L' ennesima chiusura mi permette di tornare qui
 a visitare questo luogo che ho molto amato
Il mondo virtuale del mio Blog.
Il mio Diario.
Ormai non è più tempo di Diari
Si vive o meglio sopravvive.
la Pandemia ci ha cambiati.
Per sempre.
E siamo qui a guardare le ceneri delle nostre speranze e dei nostri sogni.
Lo so sono negativa.
E pensare che io sono sempre stata una persona molto positiva
Oggi faccio molta fatica.
E lo volevo dire qui.

Mentre vedo questa foto che ho scattato a Mio figlio pochi giorni fa.
Dopo l' ennesima chiusura imposta dal Governo Draghi.
E senza ristori, con neppure il Sostegno della Speranza.

#marziasofiasalvestrini

14 dicembre 2020


Io e mio figlio. Tyron

Con il mio solito metodo dell' autoscatto ieri 
in un momento prima dell' inizio del servizio 
io e mio figlio ci siamo fatti questa foto.
Lui è solitamente molto restio, ma ieri non si sa come 
ha accettato di lasciarsi fotografare insieme a me.



Ho appoggiato il cellulare sul tavolo 
sorretto da un bicchiere 
e ho messo il timer...
stranamente eravamo vestiti in un colore simile.
ed io ne ho approfittato.

Lunga storia la nostra.
Parenti e colleghi.
Sia nell'arredamento che nella ristorazione.
Colleghi.
I casi della vita.
la storia infinita di un amore indissolubile.
Da molti anche criticato.
Io credo che sia una fortuna.
Lui forse vorrebbe un poco di più la sua indipendenza, 
ma il caso ha voluto così.


Storie di vite.
Vite piene di tutto.
la storia di ciascuno 
ha un semplice filo 
che lega le persone 
e spesso si stacca con molta difficoltà.

Noi lavoriamo insieme 
e viviamo ancora insieme.
Il tempo verrà in cui lui troverà una strada sua.
Mille volte su questo Blog 
avrete letto dei suoi tentativi di emancipazione.
Quante volte è partito.
Tante volte è tornato.
Qualcosa lo ha frenato.
Non recrimino.
Insieme abbiamo fatto tantissime cose.
Prendo quello che viene. 

La sua strada forse è proprio questa, 
cucinare.
Lo adora.
Io non lo abbandonerò.
sarà lui a decidere.

Questa è la vita.


La nostra vita...
#ateliergustavino

il nostro ristorante....












 

10 novembre 2020


Tempi duri, cari amici. Tempi durissimi per tutti noi.

Tutti siamo sconvolti, quasi storditi, da quello che ci sta accadendo.

Questo fermo immagine delle nostre vite ci spaventa.

Credevamo di aver reso migliore la nostra società.

Ma forse è il caso di chiederci se non ci siamo sbagliati.

Si assiste ad un peggioramento evidente dei rapporti sociali.

La pandemia che doveva renderci migliori non ci ha reso affatto tali.

E oltretutto, quando pensavamo che se ne fosse andata o quasi... 

ci ha investiti per la seconda volta... nel mentre che proprio tutti speravamo fosse impossibile.

Avevamo creduto che il Mondo cambiasse che ci fosse un miglioramento dell' umanità, invece...tutto ci appare peggiore di quanto avessimo previsto.

Io ho la fortuna di essere abituata all'incertezza.

Niente può spaventarmi. 

O meglio solo la malattia e la morte mi spaventano.

Non certo l'insicurezza economica che molti terrorizza.

Io ci sono abituata.
fa parte di me da sempre.

Ma c'è sempre qualcosa che ci salva.

Ed io mi rimbocco le maniche e cerco di vedere il positivo.

Anche se a volte pare utopia...



 


                                     Io sono da sempre una cultrice del Bello

                                                  Cerco la Bellezza ovunque 

                                                    anche la più nascosta



E alla fine ormai 
riesco a trovarla solo qui.
Nel mio studio
nel dipingere.
E' solo così che riesco 
a trovare il bello dentro di me 
e tirarlo fuori


Solo quello che posso definire la mia arte
mi accarezza l' anima
veramente
delicatamente.
Mi fa sentire espressa, viva,
reale
Mi fa sentire Bene.


Questo ed i miei cani
I miei cuccioli meravigliosi 
che sono l' unica forma di vita
 che mi fa sorridere 
all' improvviso
e ridere di cuore...
questi piccoli esserini incredibili
che mi riempiono la vita di amore puro.



E' lo stupore che si dipinge sul mio cuore. 
Io che non ho mai conosciuto un amore così.


Mia e Macchia 
Due regali della vita.

MarziaSofia




19 ottobre 2020

 Nella mia vita ho fatto l' Esempio.

Non solo lo sono stata.

Esempio.

Forse di quello che credevo di essere o sognavo di essere.

Molti si sono ispirati.

Creavo un mondo di sogni. 

Un mondo in cui tutti potevano provare ad essere Re o Regine.

Beh molti di questi erano sogni...

E mi sono svegliata.

Il risveglio non è stato brusco.

Ci sono voluti anni perché il mio sogno si arrestasse dentro di me 

e mi bussasse al cuore, per dirmi

Aho ma che stai a fa?

Onestamente non so perché parlasse Romanesco

Ma finalmente è riuscito a svegliarmi.

E quando mi sono svegliata ho visto la vera me.

Che era la stessa che sognavo.


Mi ha svegliata proprio lui.il Sogno.
E così di colpo ci ho visto chiaro...
Tutto quello che volevo è diventato piccino.
Quasi una cosa scontata normale, semplice


in fondo era solo quello che volevano tutti...
Diventare i propri sogni.
Non c'era niente di strano in me.
Vedevo con curiosità che 
tutto quello che mi pareva irraggiungibile 
era quello che gli altri vedevano in me.




ero proprio io che volevo, 
essere me, 
così com'ero.
E allora per cosa stavo lottando?
Me lo sono chiesto a volte.
ma poi ho capito.
Ho capito che quello che volevo,
 io l' avevo raggiunto 
esistendo a modo mio.




ed è stato allora che ho capito 
che tutto è possibile, quando sei te stessa.
Solo in quel caso tutto è possibile.
Non avrei mai potuto essere una astrofisica.
Non è vero che tutto è possibile.
E' solo possibile essere se stessi.
Sempre


anche se ciò 
costa tantissimo e ti aliena tutto il resto.
Prima devi capire chi sei.
E dopo puoi combattere per esserlo.
Ci sono cose che ho fatto per altri, 
poiché verso questi altri mi 
sentivo in dovere di essere anche loro,
 quello che loro speravano io fossi.
Ma mi è riuscito solo in parte.
La me che sono veramente, continua ad 
uscire fuori.
In ogni lavoro che faccio,
 in ogni sogno che realizzo
sono sempre io.
Nel bene e nel male.
Sempre .
Io.
Orgogliosamente me.


Siate liberi di essere voi.

Marzia Sofia

#ateliergustavino
il #ristorarte
di mio figlio.
#tyrontomaselli



17 ottobre 2020


A volte non so quante vite mi servirebbero per raccontare la mia.


molte persone non abbandonano mai la loro zona di confort


Io ho vissuto mille vite




Ma quello che contano sono sempre le persone
solo poche ti accompagnano
magari volenti o nolenti
ma ti seguono e tu li segui.
Ecco qua mio figlio e la nostra nuova avventura.
quanto mi servirebbe per raccontare

Dieci anni fa aprivo questo 
Blog
ed era il mio Diario.
Forse non mi sono mai accorta
di quanto sarebbero stati importanti questi dieci anni.
a volte mi prende la voglia di ricominciare a raccontare.
ma i tempi sono diversi e spesso il personaggio 
prende il posto delle persona Purtroppo...

Adesso dovrei raccontarvi le mie avventure come Ristoratrice...
 e volevo solo fare la restauratrice...
 Questo è 
Atelier Gustavino
il Ristorarte.



 

La mia prima vita. Parte III

Come eravamo...   La passioni si manifestano in noi, fin dalla più tenera età. Ci si depositano nell'anima e non ne escono più. Arruggin...