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1 giugno 2013

A Tramonto, VII Puntata




Un altro risveglio
un'altra morte temporanea un' altra vita attorno...
I campi di lavanda fioriti di viola e le montagne
rocciose stranamente piatte
la colpirono come un buffo sulla guancia...
Eva li chiuse gli occhi... Erano stretti e pesanti
 e poi li riaprì di soprassalto, chiuse la bocca semiaperta
 e si ricompose non senza un filo di imbarazzo
la macchina le faceva sempre un certo effetto...
Alla sua sinistra, sedeva lui, stava facendo manovra
e si spingeva nella piazzola sterrata di una Boulangerie..
Riconosceva bene il posto
era sulla strada che Aix portava ad Avignon
erano sulla Jean Moulin
si stropicciò gli occhi con le dita asportandosi il trucco ormai sbafato
quindi si scrutò nello specchietto retrovisore e si impaurì...
si vide stanca e con gli occhi cerchiati di blu
un sacco per la spesa sotto gli occhi
e la gola riarsa... la fronte sudata 
e un rivolo di sudore correva nel solco tra la schiena
ma era giovane molto più giovane di quello che ricordava di essere
scesero e il solito gruppo di musulmani francesi la sfiorò
tra sguardi e chiusure che sapeva bene
cosa significassero...
Abbassò gli occhi e lo seguì dentro la bottega
Il Boulanger le sorrise mellifluo
dov'era il vecchio Jean?
Tutto era cambiato attorno a se
e lei non sapeva cosa scegliere...



La strada per Monaco era sconosciuta per Eva 
montagne altissime spruzzate di bianco 
anche in pieno settembre cartelli stradali in due lingue
strade sfilacciate nella pianura rare auto...
e lui con una birra sempre in mano...
i grigi capelli lunghi sulle spalle
e il suo amico con la chitarra sempre in spalla
 che cantava in un inglese intonato...
Mentre una striscia infinita di autostrada li cullava, Eva,
stringeva sotto il petto il nodo della sua camicia azzurra...
 non sapeva dove stessero andando ma non le importava
si erano fermati ad una stazione di servizio
ma Eva non aveva il gettone per chiamare la nonna
aveva fato la pipì nel praticello secco dietro la pompa di benzina
e si era rimessa accanto a lui sul sedile davanti
con la testa reclinata sulla sua spalla
lui le sorrideva in silenzio piegando la testa di lato
e guardandola più spesso di quanto avrebbero dovuto
considerando che stava guidando la consolava in silenzio.
Lui non aveva detto una parola
per circa, lei stimava, centinaia di chilometri
 non aveva detto che pochissime parole al suo amico
i due erano muti e sorridenti...
quando ci si ama non c'è bisogno di parlare
 ma lei aveva solo14 anni e non ne aveva idea...


Il pane fragrante e scricchiolante sotto i denti
la fece sorridere..
le file di baguette abbronzate ritte in piedi allineate
 dietro il bancone... la facevano sentir bene
chiese un caffè lungo e nero e ci strizzò due bustine di zucchero
che vuoi tu? disse rivolta a lui
che ancora non si decideva a scegliere
non so... ci sto pensando decidititi ti stanno aspettando
non mi rompere le sibilò in un orecchio
lei si scostò e prese a mangiarsi un croissant ripieno di burro
pensò che ne avrebbe potuti mangiare otto
senza nemmeno fare una piega
lui scelse una rotellina piena di uvette
sulla strada fuori dalla Boulangerie
poche rare auto si sorpassavano tra loro
pareva avessero una meta comune
il non andare dove avrebbero dovuto...
Ti ha guardata,quel tipo..lo conosci?
no rispose Eva stizzita  come cazzo posso conoscere un tipo così
no perchè ti ha guardata insistentemente
e allora??
secondo te come posso conoscere qualcuno qua in Francia?
ci vieni spesso no??
ci vengo ma non tanto da conoscere qualcuno..
eppure questo locale lo conoscevi, mi pare
certo che lo conosco , ci vengo da anni..
ecco allora vedi cosa intendo?tu conoscevi quel tipo!
ma noo se ti dico che non lo conosco, non lo conosco
 vuoi credermi una buona volta??
non vedo perchè dovrei crederti...
perchè ti devi fidare... io te lo dico tu ti devi fidare..
non mi fido delle donne...io e io non sono le donne, sono io...



Praticamente avevano parlato solo a gesti
ed Eva si chiese che cosa sarebbe successo da adesso in poi?
non le importava..niente... no ok un pochino
ma alla fine era con lui e lo amava...
Niente poteva essere più importante per lei di lui.
La carezzava su di una gamba 
e guidava con una mano quando non beveva
a volte si univa ai cori del suo amico
e cantavano in Inglese lei capiva poco ma le piaceva
 e ogni tanto mentre guardava fuori 
che guardar sempre fisso verso di lui
 le pareva imbarazzante...univa due piccole frasi 
o una parola che capiva e sapeva ricantare
conosceva due note di Smoke on the water
e le strimpellava
ma era consapevole di non essere che
 una sorta di passaggio  tra la generazione degli hippy
e quelle future
di fatto si sentiva ancora un posto che non c'è
 e aveva la sensazione 
che non ne avrebbe mai fatto parte
nemmeno di quel luogo sconosciuto e affascinante
si sentiva sempre fuori da tutto...
la sua intelligenza le diceva che forse era così per tutti..
ma non bastava a colmarle un vuoto dentro
 che invece lei sentiva maggiormente
delle sue amiche...
Di colpo i suoi sensi si fecero più sensibili
 la sua mano era bollente le bruciava sulla gamba...
e lei sussultò
quando vide che lui aveva messo la freccia 
e si era portato verso un cartello blu
 circondato da una riga bianca 
su cui aveva letto Ausfahrt o qualcosa di simile...


Il seguito alla prossima
La vostra Marzia Sofia



26 maggio 2013

Al Tramonto VI PUNTATA



E mentre si abbandonava al sogno rivide la sua Città
ricordò i sassi bruciati dal sole e umidi di pioggia lucida
il fiume a volte in piena l' acqua spesso limacciosa
vide le luci dei lampioni specchiarsi nell'acqua,
le ombre stanche della sera nascondersi
 nelle strette vie piene di cartacce e di bottiglie vuote di cocacola
folla di gente che cammina parlando e altra che fotografa impazzendo
vicoli eterni e odoranti di piscio di cane..
Firenze culla di civiltà  e di dolore
con i caffè all' aperto e i pittori di strada
con la  loro mercanzia e le strade pieni di turisti vocianti
mille lingue diverse
nella liturgia dello stupore
per la sua bellezza sopravvissuta al passato e alla sua stessa storia
Si rivide con una camicia azzurra e un paio di jeans tagliati corti
quante volte aveva avuto una camicia azzurra...



Non riusciva a vedere bene ma  qualcuno la teneva la mano...
non sapeva bene chi fosse
non lo riconosceva...
Un colpo sordo le rintronò nel cervello
aprì gli occhi facilmente non sentiva nessuna pesantezza
e di colpo si sentì incredibilmente sveglia e la vide
distesa sul lettino bianco...
deglutì un dolore insopportabile
che le sfilacciava il cervello
e si guardò intorno
con disperata coscienza di se
vide e inorridì che non c'era nessuno...
come era arrivata in quella stanza?
Non lo sapeva ma sapeva una cosa
e la seppe immediatamente
la percepì come una madre si accorge di avere un figlio in grembo
provò a fare qualcosa ma riusci ad arrivarle vicina
e disse no no no...
prima di sentirsi cominciare a gridare come una pazza...



Sei piccola..
Hai solo il doppio dei miei anni
no non è solo quello
e allora che cosa?
non capisci?
No non capisco
ci amiamo ma non potremo mai sfidare il mondo
perchè no?
e poi io ho un figlio
 ma non hai una moglie
non importa lui lo avrò sempre
e io lo curerò
l'amerò come se fossi tu
lo dici
non lo dico lo farò...
la gente intorno si muoveva come al rallentatore
ma per Eva era come se non si muovesse niente.
Come se il tempo fosse immobilizzato in una teca di vetro
dove lei potesse guardarlo ma non sentirlo...
lo sentiva ticchettare in un ronzio costante
come se fosse sul punto di esplodere
ma tutto quanto le accedeva intorno era finalizzato a lui
a convincerlo a rassicurarlo
lei lo sapeva lo aveva saputo immediatamente che era lui
lo aveva riconosciuto..non c'era scampo, lei lo sapeva bene.
Era sera ormai
quando vide apparire la sua macchina dietro l' angolo
Eva aveva preso due cosette
un paio di jeans e un paio di camice azzurre
chiuse la porta di casa a notte fonda
non si guardò nemmeno indietro
pensò che forse avrebbe dovuto piangere
ma per quanto si sforzasse le lacrime non uscirono
entro nella Cv color rosso traballò come di consueto
ma pensò solo a cosa ne avrebbe detto sua nonna.


Guardò sua figlia distesa
su quel letto di ferro
e la osservò
era finta 
quasi come una bambola di cera
in un museo dell' orrore
 un piccolo rivolo rosso
 le scendeva dalla tempia 
e le pancia era orribilmente gonfia
le avevano infilato qualcosa
una sorta di mano pietosa
l' aveva ricomposta 
e nella appiccicosa bruttezza della morte 
lei, riusciva ad esser più bella di prima
.
Quando la porta si aprì 
e il commissario Lopez spuntò dalla porta
dietro di lui, 
Eva vide la ragazza della grossa macchina scura
e si gettò sul corpo di sua figlia 
quasi a proteggerla col suo corpo.
Ha ucciso anche lei..
disse l' uomo
con una voce tremante e insicura...
e ce l' ha fatta anche stavolta
Anche lei? 
fece in tempo a dire Eva
e chi altro???

IL seguito alla prossima puntata

La vostra Marzia Sofia



18 maggio 2013

Al Tramonto V Puntata



Affacciata al finestrino dell' autobus
Eva
guardava senza vederla la campagna toscana
l' estate stava per finire
eppure a parte temporali improvvisi e provvidenziali
ma solo per qualche secondo, dopo la terra ribolliva ancora, 
il clima era da tropici.
Sua nonna non parlava 
guardava fuori dalla finestra in silenzio
la bocca piegata in giù
 in quella morsa che conosceva bene
Di solito quando lei si arrabbiava 
Eva le cominciava a solleticare il collo rugoso e spiegazzato
là dove nel rigoglio dei seni ancora superbi 
lei era più sensibile
e allora sua nonna rideva rideva rideva
 e le diceva lasciamo stare grullarella
oh i che tu fai??
Ma quello era il suo metodo
pr farla tornare a sorridere...
anche se non poteva metterlo in atto in autobus!
si rivolse alla nonna e le disse
Nonna perchè ci hai lasciato?
Smettila di fare domande a bischero..
le rispose secca ...
quella a che a Eva pareva una vecchia signora
io non vi ho lasciato
sono stata sbattuta fori
e in malo modo ...
sono stata buttata fori!


Un caldo soffocante accolse ora  il risveglio di Eva
era tutta indolenzita
il commissario le aveva detto il male 
ma non la causa dello stesso.
Pensò che non ricordava nulla delle ultime ore 
di quello che le era accaduto
per quanto si sforzasse
non riusciva a ricordare come, era accaduto...
L' avevano accoltellata
le pareva vagamente di capire
chi fosse stato
ma non ricordava i contorni le pare quasi di stare sognando
e si pizzicottò le braccia
facendo una smorfia di dolore
gli aghi almeno non c'erano più...
i fiori pure erano stati portati via tutti
e di questo si rallegrò.
Cercò di pensare ai giorni precedenti l' aggressione
ma non ricordava che confusamente...
erano stati attimi di panico che lei non ricordava...
ricordava solo il tramonto
Un tramonto impossibile da descrivere
dove il cielo 
le sembrava color del sangue
tanto era vivido e spietato...
Sapeva che era per colpa di quella rosa
ma non sapeva perchè.

Una ragazza entrò nella stanza...
Salve le disse sorridendo
di un sorriso molto dolce e delicato
Come si sente oggi???
Mah...insomma grazie...diciamo che va
posso immaginare disse la ragazza
Avrà a una ventina d' anni
a giudicare dalla pelle liscia 
e fresca rosea come una pesca matura
pensò Eva
Sorrise delicatamente la giovane... 
per tutto il tempo in cui prese la sua roba e cominciò
a impacchettarla.
Dove mi portate
chiese Eva..
Non si preoccupi signora
si rilassi e vedrà che andrà tutto bene.

Ma Eva sentì che il sonno la riprendeva 
cercò di combatterlo
ma si accorse nel mentre che soccombeva 
Non era normale dormire così
fece in tempo a pensare...
lei non aveva mai dormito molto in vita sua.
Capì nell' attimo in cui gli occhi inesorabili 
le tesero un tranello
che quello non era un sonno normale
ma un sonno indotto.
eppure non fece in tempo a preoccuparsi...



Eva era appena arrivata a casa 
e sua nonna era appena ripartita per Firenze
quando aveva vista  la macchina 
nella notte  sotto casa sua..
 era buio pesto
si era quasi in aperta campagna 
anche se avrebbe dovuto essere in periferia
le case erano tutte in costruzione
il boom economico stava per finire
 ma ancora si costruiva forsennatamente 
e prima che gli anni di piombo
fossero definiti tali
sua mamma
aveva voluto lasciare il palazzo di famiglia
 e ora vivevano in un attico
 bollente d' estate freddo d' inverno
in cui non c'era crisi petrolifera ancora
 e il riscaldamento era costantemente a palla.
ma ora era estate.. alla fine
e il caldo struggeva la pelle come burro in padella...
Si era affacciata alla finestra come per un richiamo
insensato
e aveva visto l' uomo agitare la mano.
Lo salutò con slancio
mentre vide i capelli di luna che la chiamavano
lei scese di corsa 
lui la baciò piano sulla fronte
mentre lei da parte sua sentiva battere tutto
ma era anche incavolata
non avrebbe voluto risalire 
sarebbe voluta restare lì...
ma lui le diede appuntamento per l' indomani
proprio... a Firenze.

Erano su di una macchina lussuosa e scura
la strada le era sconosciuta...
ma dove la stavano portando??
Non aveva più tubi e tubicini
ma era ancora intontita dal freddo e dalla debolezza
la ragazza sedeva accanto al guidatore
 e lei era distesa quasi, dietro il sedile
non si rendeva conto del perchè la stessero portando via
e nemmeno del fatto che
nessuno della sua famiglia 
si era fatto vivo... dove era suo figlio 
glielo aveva detto il commissario,
ma sua figlia 
era sparita
Annullata cancellata scomparsa
eppure era sempre così premurosa con lei
quello con sua figlia 
era uno dei pochi rapporti riusciti nella sua vita.
Ne aveva fatto il suo capolavoro con un semplice metodo
non fare con sua figlia
quello che sua madre aveva fatto con lei.
Banale ma efficace...
Dov'era adesso
la sua bimba dai capelli corvini ?
Avesse almeno potuto tenere gli occhi aperti per un secondo...
la notte precedente le era parso di riuscire a sentire qualcosa
bisbigli e movimenti strani
l' avevano per un secondo svegliata... 
ma poi non ce l' aveva fatta
ora le era chiaro in mezzo a quella nebbia
 che lei non stava dormendo
ma ce la stavano costringendo....
Si sentì di nuovo svenire e 
fece forza su stessa ma poi 
non le restò che abbandonarsi....

Fine della V
alla prossima

11 maggio 2013

Al tramonto.... IV puntata


La porta della camera si aprì
lasciando entrare un uomo
dai forti caratteri tipici dei messicani
baffoni scuri
e colorito olivastro..
Il tipo si sedette sulla sedia vicino e lei 
e le disse
salve come si sente?
eh come mi sento?non mi sento
rispose Eva
stia tranquilla stiamo facendo il possibile per ritrovare 
suo figlio
lei deve pensare solo a guarire
ma si certo
non si preoccupi
non me la prendo più di tanto
so che va e torna
e ogni volta che torna
è il problema...
Lei si rilassi e si goda la guarigione
per poco non è finita all' altro mondo ...lo sa??
Ma scusi lei...
Commissario Lopez
Commissario mi creda io non so cosa mi è successo
perchè nessuno glielo ha detto?
No
L' hanno accoltellata signora mia
Un tizio ancora sconosciuto
le ha rifilato volentieri una sessantina di coltellate


ecco perchè sento un certo dolorino alla schiena rise Eva
Fantastica... lei riesce a sorridere comunque
ma si quando se ne sono viste tante
che vuole che siano 
una decina di coltellate in più o in meno
sospettate di lui?
di suo figlio??
ma no
ha un alibi perfetto era stato fermato dalla polizia proprio la sera prima
allora di chi
di lui?
Beh signora mia gliel' aveva giurata ..non ricorda???
Certo che ricordo
ci mancherebbe ricordo perfettamente


mi spieghi com'è andata che avete rotto?
Commisario Lopez
la prego
deve lasciare in pace la paziente!!!!
 disse l' infermiera che era dietro il vetro
che divideva la stanza.

L' ospedale era lucido e verde
come quello degli ospedali americani
e la stanza toglieva il fiato dal profumo di fiori
c'era un odore di calle e gigli bianchi  che faceva male alle narici

C'erano solo fiori bianchi in tutta la stanza...
eppure tutto era successo per colpa di quella Rosa......
Maledetti i fiori pensò...li voglio tutti FUORI!!!!

commissario si alzò
trascinando stancamente la sua stazza


 econ il passo affilato 
di chi si intonava alla vita che faceva...triste...
le rivolse un ultimo sguardo
e si chiuse la porta alle spalle
accennando un sorriso e un ci rivedremo.

Eva continuò a guardarsi intorno
ma il sonno la riprese e crollò definitivamente 
sul cuscino umido di sudore....

Eva Evinaaaa
esci da quello scannatoio...
che andiamo
la nonna era già pronta sulla porta di casa
Eva non lasciava cadere il libro dalle mani
era appassionante
uffa tanto la nonna sarebbe dovuta andare su e giù
dalla porta per almeno dieci volte
 perchè aveva dimenticato
qualcosa
quindi c'era tempo..
Firenze spandeva il solito odore di caffè tostato nell' aria 
lei si infilò il giubbotto di Jeans
e si fece sulla porta
Nonna voglio tornare a casa...
la nonna si gelò sull' uscio semiaperto..
non disse nulla
chiuse a chiave la porta e declamò
vabbene
andiamo alla stazione delle corriere.
Uffa pensò Eva ecco al solito
si arrabbia ma non lo dice
ma io voglio tornare a casa
non è che abbia voglia di vedere la mamma
quello no...
però la sua stanza le mancava
e poi forse aspettava una visita..
sarebbe stato impossibile sperarci ancora 
ma era quasi Settembre 
e lei aveva un appuntamento....

4 maggio 2013

Al Tramonto...III Puntata


La strada era deserta...
file di macchine morte al parcheggio stazionavano
in attesa...
non c'era un solo alito di vento
e i rumori
ovattati ...
le arrivavano distanti...
il mare di sogni infranti
che le si agitavano nella testa
erano un puzzle impazzito
e come in un eterno gioco del quindici
si scomponevano e con fatica
si ricomponevano.
Non sapeva ancora cosa doveva fare.
Non era inusuale in lei,
questo confronto con se stessa...
Pensò al perchè le riuscisse sempre difficile
prendere una  qualche decisione e mantenerla...
In lei si animavano da sempre correnti contrarie
pensava sempre a tutto ma sopratutto
a cosa ne avrebbe detto sua madre...
La sua vita era stata una costellazione di errori?
O aveva semplicemente seguito il suo istinto?
Vide il semaforo rosso solo dopo che
un tizio imbufalito le ebbe gridato istericamente
"spostati cretinaaa!!!!!!!!"
sempre più gentili questi ragazzi
ma non vedeva cheera una signora?
Guardò la strada davanti a se...
mura scrostate e logore...
puzza di piscio di gatto
rifiuti ovunque
terra e verde confinante con la città
vivere per lei, era ormai diventato
un motu proprio...
le serrande al mattino e alla sera
i soliti gesti annoiati...
e questa strada senza arrivo
che la portava sempre dove non voleva andare.



Il telefono squillò e lei nemmeno lo guardò
sapeva che era lui
c'era un lui nella sua vita...?
a volte se lo chiedeva lei stessa.
Non rispose.
Eva chiuse la borsa e continuò a camminare
mentre un altra auto sopraggiungeva dalla parte opposta.
E fu troppo tardi per stupirsene...


Ah pensò
questo è il bagliore di cui parlavano tutti
quando stavano per morire?
Ma noooo... si disse questa è la lampada della sala operatoria
le posero una mascherina
direttamente sul naso e sulle labbra
il sangue rappreso le si stirò sulla faccia
accidenti riuscì a dire
che cazzo mi è successo?



Cominciò a vedere un milione di stelle blu che le si
affacciavano in fronte.
Come una coltellata si infila in un pane fragrante
spezzettando lo spazio.
Il mare sotto era minaccioso
eppure pareva una notte tranquilla e piena di stelle...
Eva era appena uscita sulla spiaggia
jeans a vita bassissima che si doveva tirar sempre su con le mani
camicia di lino larga piena di fiori
sandali zingareschi e capelli fermati in testa da un nastrino di perline
colorato a disegni indiani ... 
La luce del tramonto si scopriva all' orizzonte
come fosse improvvisamente apparsa...
era lì perchè ci DOVEVA stare
quasi come Eva, anche se non avrebbe dovuto..
Eva si sedette su di uno scoglio sotto al pontile
mentre la risacca consumava i pochi sassi rimasti
alla bonifica umana...
Respirava forte a pieni polmoni guardando le conchiglie sparse qua e là e osservando un granchietto che le camminava fin su di una gamba...
lo vide arrivare e sorrise suo malgrado...
 Aveva i capelli lunghi mossi e sciolti sulle spalle
e quell' aria dinoccolata 
appesa su quel sorriso stampato
la ferì di un dolore che somigliava tanto all' amore.
Le aveva detto di avere ventotto anni
ma sembrava fosse molto più vecchio
pareva il nonno di suo figlio
un bimbo di quattro anni
biondo e cicciottello...
che gli stava sempre appiccicato ad una gamba 
e che piano piano si affezionava anche a lei
c'era anche il suo amico con lui
 che le sorrise con cenno della testa
e si mise subito a scolpire
una delle sue madonne sulla sabbia.
Eva gli sorrise sfidandolo
lui si avvicinò e cominciò a baciarla...
il bimbo correva impazzito
tra la sabbia e il mare
mentre gli ultimi solitari abbandonavano la spiaggia
con gli asciugamani ancora bagnati.
La salsedine sulle sue labbra
 si mischiava al sapore di birra 
e le faceva venire il vomito
ma il suo bacio era dolce gentile
comprensivo oltre che accogliente.

I lunghi capelli biondi si intrecciarono con quelli di lui
che erano ormai quasi bianchi...
le piaceva quest' uomo
e i suoi pantaloni sdruciti attillati
e talmente stretti da mostrare tutta la sua virilità.

Lei non aveva mai visto un uomo nudo
una volta un amico di famiglia, 
e quelli erano sempre generosi
nel mostrare quello che a una ragazzina
 non si dovrebbe mai mostrare, 
si era messo a gambe larghe davanti a lei
cercando di mostrarle quello che aveva tra le gambe
lei aveva visto solo una piccola cosa
e pensava che ne fossero decine di centimetri di quella pelle
e che stesse tutta arrotolata tra le loro gambe. Uomini.
Gli uomini in genere le facevano un pò schifo...
Ma questo tedesco che asseriva di avere
il doppio della sua età
le piaceva...
 suonava la chitarra e cantava da dio
e beveva birra ma rimaneva sempre in piedi ...
non come il suo amico 
che dopo un pò barcollava e se ne andava.
Lui restava lì, la sera al tramonto, a cantare canzoni.
Quasi sempre di cantautori americani o inglesi
Adorava Patty Smith e Joan Baez e Bob Marley e Dylan
lei studiava inglese a scuola
e lui le parlava in inglese..
You are a little girl le diceva
e lei I whant to come with you...
Not is possible le rispondeva lui
You are too little
but i cannot stay here
I come with you...
Nein rispondeva lui improvvisamente in tedesco
passavano i giorni e lei lo vedeva ogni giorno
più sofferente...
Finchè un giorno lui venne e le disse che doveva partire
che non poteva restare che alla fine le avrebbe fatto del male
e non voleva farlo...
si era limitato a strusciarsi fuori di lei
e questo ormai gli era chiaramente diventato
insufficiente... lei aveva 14 anni...
Le disse abbracciandola dolcemente
e con una sorta di lacrima  che lampeggiava in un occhio
che sarebbe tornato a settembre... a Firenze
quando lei fosse stata a casa
che glielo prometteva..
Lei pianse per giorni e non uscì più sulla spiaggia al tramonto
stava chiusa a leggere da mattina a sera...
il mare ora le pareva solo un ricordo...
leggendo e cercando di capire
quello che lui le aveva scritto su di una foto
che le aveva regalato
Du wirst immen in meinen Hertz bleiben!
Finchè una notte di Settembre, dal balcone di casa
vide due fari nella notte che lampeggiavano
si chiese se non era ammattita
e strinse gli occhi per vedere meglio
c'era una mano che  la salutava, con grandi gesti del braccio
ed era quella di un tizio coi capelli lunghi striati di bianco
i fari...che fendevano la notte come spot light di un teatro
erano quelli di una R4 beige...

Beige greige beige grey
Eva cercò con fatica di aprire gli occhi,
la luce a intermittenza le sondò le cornee
come un gatto al mattino ti graffia per svegliarti...
era circondata da camici verdi
le facce parevano preoccupate
e quei cazzo di tubi nel naso le davano fastidio
provò a strapparli ma la fermarono
tirò su l' altro braccio
e quel cazzo di ago le fece provar dolore
si sentiva tutta
scossa e dolorante
ma almeno non era in coma
Credeva...
Chiuse gli occhi rattristata e rassegnata
ma il bel sogno non ritornò...
almeno non subito....



27 aprile 2013

Al Tramonto...


Eva era lì al buio
e mentre si rannicchiava sotto le coperte morbide
pensava a quanto sarebbe stato bello,
 se la morte fosse stata quella... 
solo la voglia di
dormire.... 
solo il silenzio indotto dal sonno. Ma la pace 
e la rilassata bellezza della sua stanza delle sue cose 
del suo mondo avvolgente e sicuro...la consolavano e
adesso le portavano un mondo nuovo da scoprire...


Per un attimo, le parve che la luce delle finestre
 le rimbalzasse addosso e 
le girasse attorno come un cerchio
echi soffusi di un atmosfera lontana...
d' un tratto....
fu colpita da un sonno strano, quasi vigile...
si girò dall' altra parte
e si vide in uno specchio 
ma quella pensò, non era lei... aveva i capelli scuri, si
era lei, ma con i capelli scuri 
eppure i suoi erano biondi naturali...
non ci capiva niente...
si girò ancora nel letto
abbracciando il cuscino, quasi ne avesse paura
ma negli occhi chiusi, stretti continuava a vedere uno strano film
impaurita
 li aprì, e rivide la sua solita stanza
poi li richiuse di nuovo
e cominciò ad osservare in silenzio a bocca semiaperta
che  cosa stava succedendole???

Una ragazzina 
vestita da maschiaccio le correva incontro
aveva un mangiadischi Geloso
a batteria
ed ascoltava una sola canzone
aveva solo quel disco..
Non riusciva a sentire bene la canzone ma
nell' aria note conosciute la cullavano
sentì una voce che la chiamava..
era sua nonna
aveva pronta la merenda...
Staccò un grappolo d' uva dalla vite ricolma 
e se lo appese su di un orecchio
così come un Semibacco
sui capelli a caschetto corti e rigonfi
da paggetto
si avviò sulle scale...
Il paesaggio era improvvisamente cambiato
e lei si guardò sorpresa, non indossava gli stessi pantaloni
e la stessa giacca di velluto beige...
aveva un abitino
a pois bianchi su fondo blu
con sul petto un ricamo a nido di vespa
i calzini bianchi immacolati 
e i sandali col laccio alla topolino
blu scuro...
Era estate Ascoltò in silenzio, 
la nonna che parlava parlava
il suo argomento preferito
Tua madre...lo vedi...
non ci pensa...tua madre...
tua madre tua madre...
Eva stava pensando ad altro 
ma un piccolo sbircio di pensiero
le suggerì: ma non sei tu mia madre?
Non ricordava tanto di averne un altra...
Il Geloso gracchiava la solita canzone 
mentre sua nonna le gridò: 
spegni quel COSO, che mi  manda al manicomio...
Spense di malavoglia e si distese a pancia sotto
sulla paglia della sedia da cucina,
braccia e gambe penzoloni
e faccia al pavimento 
si mise a contare i sassolini del granito.
Dalle opposte sponde...
dondolavano gli arti.
La nonna gridò ancora
oh che la smetti di fare la grulla???
Tirati su dalla sedia
e vai a lavarti le mani
che tu l'hai tutte nere...
Si alzò con fare annoiato
ciondolando la testa
non parlò... tanto non parlava mai
nessuno o quasi conosceva la sua voce
la nonna aveva preparato il pranzo..
i suoi soliti zucchini lessi per se..
e una frittatina per lei...
Mangiava solo frittatine...
Guardò sua nonna ...
una donna di nemmeno cinquantanni...
vecchia...grembiule a fiorellini corpo sformato
 capelli grigio violetto
dentiera splendente 
che la trasformava di notte in un vampiro,
aveva un solo dente d' appoggio...
Viveva sola sua nonna,
 da quando se n'era andata dalla loro casa
litigavano a morte lei e la nuora.
Eva era il feticcio di entrambe
chi la tirava di qua chi la tirava di là
lei tendeva al grigio,
la nonna le piaceva di più.
La casa della nonna di Eva
 era una villetta dell' ottocento
 a schiera
una villa a due piani
col giardino parco sul retro e il davanti sulle rive 
di uno di quegli affluenti dell' Arno 
che vi sono a Firenze.
Sotto di loro viveva una vecchia matta
la signora Zorobini
che era del nord, ma aveva sposato un fiorentino
 ereditandone le fortune...
le due donne si capivano alquanto
Eva invece detestava il nipote di lei...
le faceva paura
le tirava addosso dei lombrichi di dieci centimetri
Eppure lei leggeva  a voce alta Davy Crockett per lui
che era un asino spaventoso...
Ecco... l' unico momento in cui Eva parlava,
 era quando leggeva,
e la notte prima di dormire leggeva libri a sua nonna
che non aveva mai imparato a leggere...

Eva riaprì gli occhi in un misto tra lo stupore e lo sconcerto
 riprovò a chiudere gli occhi ma il film non c'era più
e si chiese di chi era quella voce che le pareva la sua
mentre raccontava la storia di quell' altra Eva?
si lei... era Eva...
ma lei non era quella bimba del sogno animato,
lei non aveva mai conosciuto quella Eva..
che cosa le stava succedendo??
Decise di alzarsi... che ormai ne aveva abbastanza
si vestì col suo solito
tubino nero
indossò le sue perle finte
si legò i capelli sulla testa con un finto toupet
infilò due sabot di vernice nera tacco due centimetri
e si decise ad andare..
anche se ancora, non sapeva dove...

23 aprile 2013

Il concorso degli incipit


come in giallo che si rispetti
io sapevo già l' assassino
fino dalle prime pagine

perchè l' assassino
è sempre il più insospettabile
se no che giallo sarebbe?


fin da quando ho scritto le prime righe del primo incipit
sapevo chi avrebbe 
vinto la gara...


saprei anche spiegarvi perchè
 ma a che serve?
a chi servirebbe???


così avete scelto
e avete fatto bene


mi costringete
al lavoro
poichè vi confesso
che il primo
è frutto di un istinto immediato che io ho di scrivere
esce così come acqua dal monte


senza correzioni senza punti senza virgole
senza ripensamenti
gli altri due invece
se volete potrete leggerli comunque interi


perchè sono due romanzi già scritti
corretti ritoccati rivisti
pubblicati
insomma
in questo blog
potrete leggervi oltre l' anteprima e poi
addirittura se vi piacesse leggerli...
anche averli.

Allora 
il primo incipit
Al Tramonto
diverrà romanzo insieme a voi
con la vostra amicizia
col vostro aiuto 
coi vostri commenti e suggerimenti
Ogni Sabato uscirà una puntata
finchè la nostra eroina
che chiameremo
EVA
essendo una prima donna
non avrà esaurito il suo compito
dirci chi è
o chi abbiamo voluto che fosse
Buona giornata amiche
la VOSTRA MARZIA SOFIA


20 aprile 2013

Incipit Il Ritardo...




Dopo…..

Se n’è andato un pomeriggio in silenzio…
Ha chiuso la porta e se n’è andato… senza nemmeno lasciarmi la chiave… lo ha fatto  quando anche il suo odore ormai mi era odioso…ma mentre lo guardavo…i suoi occhi mi parevano ancora più blu… anzi turchesi.
Avevo voglia di baciarlo eppure lo odiavo proprio per questo…
Avevo voglia di abbracciarlo forte e per questo lo maledivo.
Ho spostato la tenda davanti alla vetrata e mi son detta qualcosa che ora non ricordo.
A ripensarci adesso non è rimasto che l’ odio …come una ferita dentro la pelle ..secca di un bacio desiderato… ma non richiesto… lho visto andare via  per caso…
quasi non ci fosse mai stato un caso più casuale.
Viveva in casa mia e non lo vedevo da giorni.


Era il 30 di Agosto.
Lo so quanto tempo siamo stati insieme perché me lo ha detto lui una volta che l’ ho chiamato ..18 mesi ha detto… dice  di essere stato con me per pietà, per diciotto mesi…a me sembrava fossero stati  di più…di diciotto.
A me pareva che ci fosse da sempre, non solo dai 27 anni che ci conosciamo… E mi pareva che fosse amore, non pietà.
Mi pare di averci visto la metafora della mia vita… tutto sempre troppo presto o troppo tardi…
Il tempo si diverte a sbagliar tempo!!!
Arriva quando deve andare…e se ne va quando vorresti che restasse….
Noi forse non lo abbiamo mai avuto un Tempo…nostro.
Lui non è mai stato mio e io neanche sua…ma siamo sempre stati Nostri.
A volte mi chiedo se è stato giusto farlo... ma tutto quel che avviene ha un senso …anche un senso sbagliato… ma ha un senso…
Il senso delle cose è dentro le cose. Per scoprirlo bisogna aprirle...
Io volevo averlo quel senso.


Se avessi avuto il coraggio... forse me ne sarei accorta in tempo, ma il tempo non ha Tempo, e gli amori sono fatti di schegge sottilissime di bombe esplose… spine che si conficcano in te e non vogliono andarsene… per estrarli devi soffrire… e tutto resta indolenzito poi…. anche se sembra non ci sia stato  nulla…
Io l' ho amato quest' uomo anche quando non lo avevo… per questo forse adesso lo amo anche se non  l’ ho più..
Quello che abbiamo fatto non è più quello che avremo… quello che faremo non è più quello che avremmo voluto… o anche dovuto fare…E’ come se un pezzo di lui si fosse staccato da me e fosse andato a male…imputridito seccato riarso… una specie di maionese muffita solo in superficie, come olio sull' acqua.
Mi manca…però… sento, che il suo vuoto, quello che il suo ricordo mi procura…è qualcosa di pienamente assente…lo vedo e lo annuso come un cane annusa il padrone …e so che morirò davanti alla sua tomba… ma lui non lo saprà mai…
Non ci crederà.

 Prima……..


                            

Se me lo avessero detto,  ci avrei mai creduto?
Certamente. Sicuro che ci avrei creduto! Non avrei fatto alcuno sforzo. Lo sapevo da sempre.
Non c’è niente al mondo di cui io potessi essere più sicura. Nessuna notizia nessuna certezza nessuna verità di cui io potessi avere maggiore consapevolezza.
Lo amo. Amo il mio miglior amico. Da sempre.
Eccoli vi vedo tutti pronti a recriminare, a tirar fuori le frasi fatte le solite saggezze col cucchiaio.
Come le medicine prese per bocca. Uno sciroppo di sapienza, un aerosol di conoscenza, un gargarismo di sicurezza. Una supposta di sapere.
Tutte balle. Solo io lo sapevo. Anzi, forse neppure io.
Alberto è sempre stato l’ uomo che avrei voluto. Quindi vuol dire che lo amavo. Anche quando non lo sapevo.
Lo amavo con naturalezza, senza chiedermelo, con accettazione, senza saperlo davvero né volerlo più di tanto. Lo amavo di un amore particolare.
E allora direte ? Che c’è di male ?
E’ vero…. non ci sarebbe niente di male in questo, se non fosse per il fatto abbastanza inopportuno che Alberto è molto più grande di me. Che significa mi dico…L’amore non ha età.
So che anche questo non sarebbe un vero problema… Se ci fossimo decisi a dircelo prima…quando lui era più giovane…e non dopo venticinque anni.Il fatto è … che lui è il marito della mia migliore amica.
E questo è stato… un problema piuttosto grosso.



La Sofia la conosco da sempre, era una ragazzina …la prima volta che l’ ho vista…Una gran bella figa… se devo essere onesto.
Sul momento mi colpì questo di lei…e dissi a mia moglie… guarda quella, come se la tira… lei fece di sì con la testa, e si rimise al sole… l’ avevo già convinta. Da sola non ci avrebbe pensato.
Mia moglie si convince sempre di quello che le dico. Anche se non lo capisce. Lei è fatta così.
Mi accorsi quasi subito del fatto che era solo timida. Strano, pensai, che una ragazza così bella non sappia di esserlo.
No. Lei non lo sapeva.
Anche se in apparenza lo mostrava.
Era bella, sì, veramente bella, tanta eh, ma proporzionalmente perfetta, rigogliosa, direi.
Con un lunghissima treccia di capelli scuri abbandonata di lato su una spalla.
Un giorno di non molto tempo fa, ho riguardato le foto che le avevo scattato in uno dei nostri viaggi, e ho detto… a voce alta agli altri …cazzo…che figa eri, ma perché non ti ho mai scopato ?..
No, non c’è da scandalizzarsi.
Io sono fatto così. Mia moglie mi conosce.


Mia moglie non ha tempo per pensarci, sa che io le sparo così.
La Sofia è l’ unica che non si scandalizza. Sa bene che scherzo.
Scherziamo sempre noi due.
Eppure, stavolta era diverso.
Mi ha guardato interdetta…sembrava quasi ci credesse, non so.
Il tipo che era con lei le fa…guarda che quello è innamorato di te da sempre, anche se non te l’ ha mai detto…
Lei è corsa subito da me a raccontarmelo.
…azzo dici scemo…ha risposto lei… lo avrei capito… giuro siamo solo amici…
Ma mentre me lo raccontava, non sembrava più troppo sicura.
E’ vero siamo solo amici. Beh insomma…
Eravamo amici.
Perché il giorno del mio compleanno abbiamo scopato, anzi, abbiamo fatto all' amore… per quello che posso ancora fare sia chiaro…castrato fisicamente e psicologicamente come sono.
Eppure l’ ho fatto, anche se nemmeno ci credevo.
Questo rappresenta un dilemma ?


to be continued...